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“Comunque, anche se non tutto fila liscio e le cose sono già complicate fin dall’inizio, sento il bisogno di dirti una cosa. Devo raccontarti come le pupille mi si dilatano quando vedo una tua parola da qualche parte, persino quando mi ci imbatto nel giornale, o nella pubblicità… Ci sono parole che ti appartengono a tal punto! Impronte della tua anima che in bocca ad altri appaiono solo come strumenti discorsivi o articolazioni linguistiche, nient’altro.” (Che tu sia per me il coltello – D. Grossman)
Ecco. Parliamone. Potrei aver scritto io queste parole. Potrebbero tranquillamente essere state sfilate dal mio cuore e messe su carta. Merda. Ci sono attimi in cui niente ha senso e c’è solo il vuoto. Grande. Immenso. Quello che hai lasciato.
Resto in bilico tra la vita che voglio mandare avanti e la speranza di un tuo ritorno cercando di capire cosa faccia meno male. Mi punisco senza motivo. Mi tolgo il sorriso ogni giorno. Mi tolgo anche il saluto. Ma che senso ha. Dimmi, ti prego, che senso ha. Quando i miei sentimenti, le mie parole, i miei gesti non hanno avuto valore. E’ contato un errore. Chi rompe paga e i cocci sono i suoi. Mica vero. I cocci sono i miei. E la vittima sei tu. Non so se piangere o ridere e nel dubbio deglutisco tutto il male. Che mai va di traverso. Soffoca lentamente, da dentro. Tu dici “hai superato il trauma” io risponderei “vaffanculo” invece sfodero il sorriso più bastardo e brillante di cui sono capace e dico “certamente”. E giochiamo a chi fa più male all’altro. Nascosti dietro le parole. Ma a me vien voglia solo di spostare lo scudo e darmi di nuovo in pasto a te. Povera me. Sarei stata una pessima guerriera. Dotata di armi affilatissime ma incapace di utilizzarle contro chi ama. Stupida. Stupida. Stupida. E se tutto mi dice “proteggiti” io dico “sono qui”. Che testa di cazzo. Quando imparerò? E lui invece si protegge fin troppo bene. E affonda stilettate ad ogni occasione, giusto per testare i miei muri. L’apparenza inganna bene, perché sembra non mi tocchi. Dentro sventola bandiera bianca, invece.
Mi manchi.
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